Forse non tutti sanno che a casa mia c'è un criceto, un criceto che si chiama Clusoe - credo si scriva così - amato e venerato dalle mie due coinquiline. Ora, il suddetto criceto da tre settimane a questa parte è impazzito, si rotola, schizza, corre convulsamente da un angolo all'altro della gabbietta, morde metalli, si infervora a velocità supersoniche sulla ruota fuxia di sua legittima proprietà. Voi vi chiederete il perchè di questa improvvisa pazzia. Presto detto: il motivo scatenante è intossicazione da gnocca.
Dio volle che poco meno di un mesetto fa la mia coinquilina Mrg portasse a casa uno stupendo - nel suo genere - esemplare di roditore, di sesso femminile, dal nome pressocchè indefinito o per lo meno non di mia conoscenza. Ebbene, la convivenza dei due esserucoli ebbe inizio e fine nel breve termine di tre giorni, da lì l'isteria del maschio, dovuta all'accollo in gonnella che gli dormiva appiccicato, mangiava nella sua ciotolina, si dilettava - sacrilegio! - sulla sua ruota. La veterinaria cui accorsero le mie premurose coinquiline - perchè ESISTE una veterinaria per criceti - asserì prontamente che trattasi di stress. Puro stress da vicinanza femminile.
Io, che di simili angoscie vivo e sopravvivo dagli albori della mia lesbicità, posso, con estrema franchezza, asserire che non di ciò è sofferente l'animaletto pistolino-munito, besì da latente ed improvvisa scoperta della propria omosessualità. Teoria che non ho avuto ancora il coraggio - chiedo umilmente pubblica venia - di enunciare alle mie coinquiline-amiche-proprietarie di Clusoe, anche perchè la ruota fuxia gliel'hanno comprato loro con taaaaaanto affetto, ed il là alle sue tendenze particolari, devono, necessariamente, averlo dato loro. Frocio in una casa di lelle, ci sta tutto. A ben vedere, l'unica"normale" è l'innominata roditrice.
Io e
E sì, la guardo chiacchierare con la sua mamma, stringersi alla sua nonnina malata, mangiare la mia torta di compleanno, arrampicarsi sul mio corpo durante la notte. E a noi l’omeopatia stavolta sembra proprio non serva. Le nostre parole, quando ce le concediamo, quando ce le scriviamo, che a dircele ancora proprio non è il caso, hanno radici lontane; il nostro amore è passato prima per altri volti, per altre labbra, per altri sogni. Ed ora è qui, sicuro, rafforzato dalle esperienze passate, radicato sulle strade di Casetta Mattei, sparpagliato per le alture scozzesi, diluito tra le onde del mare siculo, mescolato tra le note dei suoi millemila cd, tra il mio accostare il vinile di Giacomo Puccini al cd di Manu Chao. Siamo Noi, io e lei.
Eternamente mia.
Eternamente sua.
Eternamente nostre.
In fondo la morte è così, e così la metabolizzi, così la superi. Con la vita che, nonostante tutto, a noi vivi è rimasta. Ed anzi, è questa la cosa più importante. Come riempirò questo vuoto, mi chiedo da settimane. Lo sto facendo, senza accorgermene, coi ricordi, i ricordi miei e di nonna mia, e con la vita, che nonostante tutto va avanti e giorno dopo giorno mi sta coinvolgendo, sempre di più. Questa vita che non aspetta, questa vita che non fa sconti.
Sto cambiando, sto crescendo. Mi sto facendo largo, nel mondo ed in me stessa.
Ho una realtà soddisfacente, e tanti sogni ed aspirazioni, a metà con una Randagia che non m'ha mai abbandonata.
Ma soprattutto, sto vivendo.
Ed in fondo, lo so, questo è quello che nonna avrebbe voluto da me.
Lettera al mio Angelo Custode
Ed ora? Ora che non ci sei più, ad ascoltarmi, accarezzarmi, farmi ridere sorridere ed irridere la Vita. Ora che le tue mani non ci sono più, a stringere le mie, ora che mi ritrovo a parlare del tuo funerale col cassamortaro piuttosto che delle tue 86 candeline con le mie colleghe. Ora che non ci sono più i tuoi consigli, la tua mano anziana ma ferma nell'indicarmi la strada. Ora che non posso più correre da te cogli occhi gonfi di lacrime per una storia andata a male o perchè una tipa m'ha fatta innamorare. Ora che non potrai più leggere il mio primo libro vero, che non avrai più il mio canetto ad arrampicarsi sulle tue gambe stanche, ora che non avrò più da avvisarti la domenica per un gol della Roma, ora che non potrai più donarmi un sorriso per ogni mio successo, che non potrai più stare in pena per una mia partenza, che non dovrai più preoccuparti per tua nipote riccia e matta, ora che non ci sono più i tuoi racconti sulla guerra, sulla storia, sulla letteratura, ora che Natale sarà diverso senza le nostre parole crociate.
Ora che non ho più le tue braccia in cui stringermi, dove potermi sentire piccola e fragile e me stessa per una volta una sola.
Ora che non ho più Nonna mia... se alzo gli occhi la vedo brillare, più di tutte, quella Stella che dall'alto mi osserva.
Felice è quel bimbo che vive protetto da un Angelo pio. Nonna, quel bimbo son io; quell'Angelo, Nonna, sei tu.
Ogni dettaglio
sull'argento di quei capelli da contare,
così piccoli, così fini.
Vuoi dirmi come sia possibile
che le tue mani abbiano tanti racconti,
si tirano e si arrotolano come fogli sottili,
carta velina.
Tutto ciò che di antico è dentro te,
tutto ciò che hai visto,
tutto ciò che hai solo immaginato.
Le dita si muovono, sembrano di zucchero,
ed io penso
che forse
vorrei essere bella
quanto i tuoi anni.
...dedicata a mia nonna, una donna che ha saputo invecchiare, per cominciare a guardare dall'alto, con un Desiderio di vita unico, con tutte le sue idee da raccontare e sorrisi leggeri ancora da donare.
Perchè non muore mai chi vive nei cuori di chi resta, e tu, lo dicevo stanotte alla tua anima esausta, Sei con me e dentro di me, viva, eterna, immortale.
Ed ora... silenzio
Da oggi c'è un angelo in più, a proteggermi e a volermi bene dall'alto. Sono chiusa in un dolore indescrivibile ed inesprimibile, che non si quantifica e non si spiega. Credevo di poter soffrire così solo per mia nonna, un mese e mezzo fa. Ora so, che quando accadrà - e presto, purtroppo, accadrà - il baratro sarà ancora maggiore.
Ed ora, silenzio.
Chi sa, mi scrive parole che mi scivolano addosso, che leggo distrattamente. Anestetizzata al mondo ed a chi lo popola, fumo i miei pensieri ed ascolto il mio non detto. Con lei se ne va un pezzo della mia infanzia e della mia crescita, il più bello, il più genuino, il più puro. Con lei se ne va la forza energica e quella spirituale, quella voce che un mese fa mi sussurrò "Non mi abbandonare" ed io giurai di no, per poi fare tuttaltro, perdendomi nella mia personalissima trottola quotidiana.
La Randagia mi scrive parole senza senso, come se non sapesse, che ora avrei bisogno di braccia che sappiano supportarmi, e noi ci siamo lasciate perchè lei non sapeva badare a se stessa, figurati a me e alla nostra relazione, figurati in un momento del genere. E mi viene da odiarla, per la freddezza con cui leggo, cancello, spengo il telefono.
Il cuore, io lo sento, in questa triste giornata di una primavera che sembra ribellarsi agli occhi innamorati con cui ogni anno da 28 anni la osservo, il cuore, dicevo, lo sento. Lo sento, che si sta richiudendo, e per gli altri possono sembrare cambiamenti impercettibili, ma io lo so, che sono enormi passi all'indietro quelli che sto facendo, che ho fatto, nell'ultima settimana, lasciandomi trascinare in una tarantella senza fine, dentro e fuori dal letto. Io lo sento, questo cuore che si richiude, che ha solo rabbia dentro, e da oggi un nuovo dolore. Qualche anno fa, scrissi del suo amore, l'amore di zia, qui su queste pagine.
Zia, zia mia, stanotte col tuo amore se n'è andato anche il mio.
Ed ora... silenzio.
Io vado avanti...
No, non ne sono capace. In questi ultimi tre giorni me ne sono accorta. Non sono capace d'aspettare, probabilmente. Troppo alte, di nuovo, le mie difese, le mie barriere, troppe le mandate con cui inavvertitamente ho richiuso tutti i miei cancelli concentrici.
E scappo via. Ancora una volta, scappo via, con la mia guardia alta, sento l'aridità impossessarsi velocissimamente del mio cuore, e non posso farci nulla. Eppure Sil me l'aveva detto, "ci vuole tanto amore per sapere aspettare", ed io quell'amore non lo provo. Affetto, gratitudine, stima, ma già la vedo, la Randagia, come una cosa andata, passata, legata a giorni che non ci sono più. Sto andando avanti. Ho fatto enormi passi avanti, dall'ultima notte trascorsa abbracciate, lunedì scorso. Come a difendermi, come a dire a me stessa che stavolta no, stavolta non avrei sofferto, stavolta non mi avrebbe fregato, il Dio Amore. Lei non c'è più, già non c'è più. Forse lo sente, visto che dice di sentire i miei pensieri. Io non lo so. A me non capita più.
So che queste notti di confusione, fatte di camminate solitarie per viale trastevere, di pensieri fumati sulla sponda del Tevere, hanno portato in me questa consapevolezza, che l'ho lasciata andare, con tanta nostalgia.
Prima di lunedì, mi dicevo che ce l'avrei fatta. Che in questi ultimi due anni e mezzo sentimenti di vario tipo hanno resistito a tira e molla anche più logoranti. Stavolta no, e non so perchè. Stavolta sono già oltre. Come a difendermi, vento in faccia, tiro avanti per la mia strada. Ch'è già segnata, evidentemente, ed io stavolta non so, è come se lo sapessi. Avete presenti quei tipi di persona che sentono quando qualcosa sta loro per accadere? Ecco, io solitamente sono l'esatto opposto. Un cambiamento mi strapazza e mi stravolge, gli eventi si susseguono e m'investono ed io ci prendo familiarità con la prontezza di un diesel. Stavolta invece no. Stavolta lo so, che qualcosa sta per cambiare.
Stanotte ho sognato di volare sul mare, un mare calmo, azzurro più degli occhi miei.
Qualcosa vorrà pur dire.
Io vado avanti. Vieni a prendermi...
E non è una sfida, stavolta è una domanda...